La pecora nera

(L’allevamento della pecora Caracul è una necessità autarchica di notevole importanza ai fini dell’abbigliamento. Da questa pecora, l’agnellino di persia. Da questo agnellino, la pelliccia persiana. Ma l’agnellino deve essere ucciso nei primi giorni di vita perché se ne possa ricavare una particolarissima pelliccia nera a pelo corto.  Altrimenti poi il pelo diventa più chiaro e cambia anche di “bellezza”. Una pecora Caracul adulta è uguale a una qualsiasi altra pecora. Ogni signora elegante desidera una pelliccia nera ricavata dalla pecora Caracul. Ecco, per questo non se ne può fare a meno. Così più o meno recitava un servizio “giornalistico” del 1938).

La piccola storia della piccola pecora Caracul inizia dal suo nome. Perché in realtà il nome giusto sarebbe Karakul, ma delle “k” il Regime non sapeva che farsene, così la grammatica autarchica vide bene di snaturare come prima cosa il nome della povera piccola pecora. Particolare davvero senza importanza, se non fosse che l’autarchia qui non finisce con la grammatica.

La pecora Karakul è nata in Turkestan. Si tratta di una razza antichissima. Inesistente in Italia finché il Regime, negli anni Trenta, decise che non se ne poteva fare a meno. A introdurla sul suolo patrio un allevatore emiliano. Fascista e squadrista.

Enea Venturi era un agricoltore proprietario di vasti terreni vicino Bologna. Accusato d’aver preso parte attiva in vari scontri (e anche a un eccidio, quello del Castello Estense che il 20 dicembre 1920 causò la morte di sei persone), a un certo punto per Venturi il vento cambiò direzione. Da fascista a epurato: lo stesso regime cui aveva creduto fino al 1933, lo fece cadere in disgrazia. Continuò poi a dedicarsi ai suoi terreni e ai suoi allevamenti.

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Nel 1928 Enea Venturi aveva portato in Italia la pecora Karakul. Suo il primo allevamento di questa razza ritenuta così indispensabile a fini autarchici. Scrisse anche un libro, al riguardo: un manuale.

Pare che non abbandonò mai, nemmeno nel Dopoguerra e negli anni Cinquanta, un certo modo di fare – un nonsoché da squadrista – nei confronti dei suoi braccianti. Ma di questa piccolissima storia senza importanza colpisce un fatto inequivocabile: la pecora. Nera.