Le parenti di San Gennaro

La mattina presto del giorno in cui San Gennaro è chiamato a fare il miracolo “le donne” siedono nella piccola cappella del Santo, quella che si trova in un lato all’interno del Duomo. Mattina presto, prestissimo, di uno dei tre giorni dell’anno in cui Gennaro, il Santo di Napoli, deve fare il miracolo: il primo sabato di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre. Sono queste le date in cui dovrebbe concedere la grazia del miracolo alla sua città.

Quelle donne sono le vere protagoniste del miracolo. Non il sangue che si scioglie, non le ampolline  che lo contengono, non il fazzoletto che viene sventagliato. E nemmeno il guardarsi un po’ di sbieco della Chiesa (quella ufficiale) e della fede – tutta napoletana – in questo santo decollato. E su quello sguardo, diffidente, silenzioso, mentitore quasi, sarebbe da ricamarci sopra un trattato di piccoli equivoci, non solo una storia.

Le donne, quelle donne, però meritano una lente di ingrandimento. Quando arriva il giorno in cui è buona norma che San Gennaro faccia il miracolo, i diversi strati della società cittadina prendono il proprio posto sui banchi del Duomo. Il posto delle donne è nella cappella laterale. Loro sanno perchè.

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Sono le parenti di San Gennaro. Il vero mistero del sangue che si scioglie (o no) sono loro. Recitano cantano pregano offendono il Santo. S’arrabbiano se le ore passano e il miracolo non avviene. Blasfeme erano un tempo per la Chiesa ufficiale: blasfeme per quel loro pregare che è un offendere. Per quel loro esserci senza autorizzazioni. Senza misura. Per i loro canti, come fossero litanie dedicate a un eroe morto. Loro – le pie donne di San Gennaro – blasfeme per quella loro lontananza dal “sacro” ufficiale: perchè col Santo ci parlano, lo prendono a male parole, si battono il petto, si mettono le mani tra i capelli. Cantano in dialetto, in napoletano: blasfeme anche per questo, chè non si prega (più) in dialetto.

Un tempo entravano addirittura in trance. Perchè solo così poteva esserci un rapporto diretto con Gennaro. Intimo. E al Santo dicevano di far presto, di non farle aspettare, e lo trattavano come un bambino, come una madre tratta il proprio figlio. Andavano in trance e non capivano più niente. Capivano solo che una di loro una volta – secoli prima – aveva raccolto il sangue di San Gennaro, ed era come se tutte lo avessero raccolto quel sangue: quindi Gennaro fai presto, te lo diciamo noi che siamo le tue madri, fai presto a fare il miracolo, che non succeda l’indicibile, che non accada che il sangue non si sciolga, perchè San Gennaro tu lo sai bene che sennò saranno sciagure… fa’ la grazia… faccia ‘ngialluta…

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